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Margaret Thatcher - undici anni da primo ministro

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Margaret Thatcher - undici anni da primo ministro

Messaggio Da arcangelo il Ven Ott 31, 2008 12:39 pm



Negli undici anni da primo ministro, fino al novembre del 1990, Margaret Thatcher amava far impazzire di frustrazione gli avversari laburisti con la sua memoria infallibile: era capace di alzarsi al Question Time ai Comuni, durante uno scontro sulla politica monetaria e recitare senza appunti i differenti tassi di inflazione del Regno a
ritroso, fino ai tempi di Gladstone (vale a dire fino al 1894). Oggi quella memoria fantastica è svanita nella nebbia della demenza senile che l'ha colpita a tradimento. Lo racconta la figlia Carol, giornalista, nel suo nuovo libro di memorie familiari. È un racconto sconvolgente quello di Carol. Che scoprì il tunnel del declino mentale della madre in una bella giornata d'estate del 2000.

«Fu come un fulmine. L'avevo invitata a pranzo e non era stato facile fissare un appuntamento nella sua agenda sempre pienissima di impegni. Avevo scelto il Mandarin Oriental che si affaccia su Hyde Park, un posto di lusso e lei con delicatezza materna, per farmi risparmiare, aveva chiesto di mangiare alla caffetteria dell'hotel invece che al ristorante. Non è facile neanche per una figlia decidere di che cosa parlare a tavola con una madre abituata a discutere di affari internazionali con i leader del mondo. Sapevo che recentemente aveva incontrato il comandante inglese del nostro contingente nei Balcani: pensai di chiederle della situazione in Bosnia e mi aspettavo già una lezione sulla ex Jugoslavia, uno dei suoi monologhi pieni di dati. Ma all'improvviso si perse, confuse le guerre balcaniche con la guerra delle Falklands. Ero pietrificata: la guardavo mentre stentava a
trovare le parole e a coordinare i pensieri. Non potevo crederci: aveva 75 anni ma avevo sempre guardato a lei come a una persona senza età, inattaccabile dal tempo e forgiata nell'acciaio». Carol osserva che la demenza senile è una malattia crudele, perché trasforma la personalità e coinvolge anche i familiari, impotenti di
fronte al declino. «Bisogna avere tanta pazienza, perché anche se esteriormente niente cambia, dentro tutto è stravolto. Mentre prima nonsi doveva mai dirle le cose due volte, perché subito immagazzinava l'informazione in quella mente che funzionava come una carta assorbente, come Internet, da allora la mamma ha cominciato a chiedere la stessa cosa una, due, tre volte di seguito, senza ricordare di averlo già fatto ». Spesso si tratta di domande innocenti come «quando devo andare dal parrucchiere?», ma anche quelle piccole cose, il fatto
che la Thatcher, la Signora di Ferro, avesse bisogno di sentirsele ripetere «ha aperto un capitolo nuovo e spaventoso nelle nostre vite». E poi ci sono le domande dolorose. Nel 2003 la morte di Denis Thatcher, il marito che l'aveva consigliata in tutta la sua ascesa politica e poi dietro le quinte di Downing Street (di sé diceva
scherzando «ero sempre presente, senza essere lì»), fu uno choc terribile. Ma ancora più triste, rivela Carol, è il fatto che la signora dimentica ricorrentemente di essere vedova: quando chiede di lui e la figlia deve ricordarle che l'uomo che aveva amato per cinquant'anni è morto l'ex premier ricade nel dolore come se lo avesse
appena saputo, esclama «Ohh» e poi chiede ancora con una tristezza e un candore che spezzano il cuore: «E noi eravamo tutti accanto a lui quando se n'è andato?».

In questa situazione senza cura ci sono sprazzi di memoria improvvisa. La signora che al pomeriggio già non ricorda chi haincontrato a pranzo, non ha dimenticato Mikhail Gorbaciov, il nemico sovietico sul quale aveva detto a Ronald Reagan: «È un comunista con il quale si può parlare di affari ». Il destino ha accomunato Thatcher e
Reagan anche nella malattia: l'ex presidente americano annunciò alla nazione di essere malato di Alzheimer: «Ora cavalco verso il tramonto ». Carol si aggrappa ai pochi momenti di lucidità completa della madre: «Quando le si chiede del giorno del 1975 in cui diventò leader del Partito conservatore risponde: "Oh, come vorrei poter fare tutto di nuovo" ». Sono lampi, confida Carol, «in cui torna ad essere la nostra Iron Lady».

Guido Santevecchi
25 agosto 2008

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